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Joseph, Hannah e suo marito James provengono da classi socioculturali profondamente diverse ma tutti e tre si ritrovano a combattere contro il demone della violenza. Considine costruisce attorno ai suoi protagonisti (le interpretazioni di Mullan, Colman e Marsan sono eccellenti e per gli ultimi due lontane dai ruoli in cui il pubblico li ha visti agire finora) un film in cui la tensione è continua. Le poche pause di apparente quiete preludono sempre a un’esplosione di rabbia.

Se qualcuno si fosse preso la briga di sfogliare la sua biografia avrebbe scoperto che è anche un buonissimo scrittore e drammaturgo dell’incubo!Nato a Torino, il 12 dicembre 1949, comincia la sua carriera come attore teatrale nel 1977, vestendo i panni di Gesù Cristo in “Il mistero della Sindone” (1978) e quelli di Franz Kafka in “Kafka” (1983), da lui stesso diretto. Appassionato lettore di autori come Dostoevskij, Kafka, Poe e De Carlo, si lancia nella carriera di drammaturgo (“La specialità di Rossana”, “La scatola magica”, “Mi devo suicidare”) e di scrittore (“Il cunicolo e la scala e altri racconti”, “San Pedro”, “Una scalata fantastica”).I filmCinematograficamente, debutta sul grande schermo diretto in un piccolo ruolo da Gianni Amelio in Così ridevano (1998) con Francesco Giuffrida, Enrico Lo Verso e Fabrizio Gifuni. Lo si vedrà anche in: Mozart è un assassino (1999); Qui non è il paradiso (2000); il thriller di Dario Argento Nonhosonno (2000) con Rossella Falk, Max von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli e Gabriele Lavia; e Le stelle inquiete (2011).Il successo con Camera CafèGran parte della sua popolarità la deve però al piccolo schermo che lo ha imposto nel ruolo del prepotente e spietato direttore Augusto De Marinis in Camera Cafè (2003) di Christophe Sanchez, accanto a un folto cast di interpreti (Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Alessandro Sampaoli, Debora Villa, Claudia Barbieri, Carlo Giuseppe Gabardini, Margherita Fumero, Roberta Garzia, Sabrina Corabi, Paolo Bufalino, Riccardo Magherini, Giovanna Rei e Massimo Costa).

Black New Yorkers incorporates a number of thoughtful essays and primary source documents that illuminate this history. The timeline consists of five essays, each of which addresses a specific historical era. In the first essay, “Slavery and Freedom: 1613 1865,” readers can learn about the lives of free and enslaved black individuals during this period and view legal papers, illustrated portraits, and an 1841 issue ofAfrican Methodist Episcopal Church Magazine.

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