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Nel 2007 partecipa all’action di cappa e spada, con Viggo Mortensen, Il destino di un guerriero, e alla commedia Il bacio che aspettavo, ancora una volta al fianco di Meg Ryan. E dopo una parte nel deludente Savage Grace e dopo aver interpretato diversi ruoli tra Europa e America, nel 2011 torna in patria diretta dal maestro Almodòvar in La pelle che abito, nel quale affianca Antonio Banderas.Nel 2016, il giovane Matas Bizet la dirige nel ruolo di una madre distrutta dal dolore per la perdita di un figlio in La memoria del agua diMetti una mattina con Pedro Almodvar. Caffè e pasticcini in terrazza, un affaccio mozzafiato su Roma, una giornata calda, pigra e clemente.

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Richie Tenenbaum è Luke Wilson, capace di esprimere, con i suoi occhi un po’ “a San Bernardo” alla Hugh Grant, apatia, incapacità di gestire gli eventi esistenziali, mancanza di voglia di vivere. Fratello degli attori Andrew e Owen Wilson, il terzo dei fratelli Wilson è, nel bene e nel male, uno degli assoluti protagonisti di quei film a cavallo fra la fine degli Anni Novanta e l’inizio dei Duemila, al punto da potersi permettere il lusso di rimanere sospeso fra pellicole comiche e un rinato cinema indie, trionfando in entrambi e fuori dai confini della sua Patria. Da attore prediletto di Wes Anderson, si è fatto per lui strumento di un iniziale cinema d’autore che era vivo e sapeva reagire, senza remore e mediazioni, con energia visiva e stile innovativo, a un impoverimento di stile che cominciava a conformare tutti i registi di quella particolare manciata di anni.

Vai alla recensioneAlmodòvar non disconferma affatto il suo stile. La Piel que habito rappresenta un ben riuscito cambiamento di “genere” ma i temi sono rigidamente mantenuti: la trasformazione, l’amore in ogni sua forma, la maternità deviata e distruttiva; la tenacia dei protagonisti incarcerati in ruoli che sanno incarnare vestire alla perfezione. Ecco cos “La piel que habito”, ultimo film di Pedro Almodovar.

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