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Il fatto di divertire e fare sorridere mentre tutti i valori vengono capovolti non rende il film “meno cattivo”. Ma si tratta comunque di un grande film. E c’è persino un esercizio di virtuosismo nel primo piano sequenza, di ben otto minuti, per chi ama il cinema da quell’ottica.

Dietro l’impressione di facilità e naturalezza, lo spettatore scoprirà una mania di perfezionismo assoluta (“Le prove servono a questo”), sempre nobile, sempre garbata. Il momento più poetico è il virtuosistico assolo su Billie Jean, mentre ballerini e stelle stanno a guardare. Guardano espandersi il suo mito leggero e impalpabile, la dimensione espressiva della sua anima, la verità di un corpo che balla “ricomposto” (da Ortega) nel modo e nel luogo giusto.

In una bella villetta sul lago un gruppo di persone, tutte di buon livello, buona borghesia, vivono tranquillamente, ritemprandosi dai soliti stress della città. Ma ecco che arrivano ospiti apparentemente altrettanto per bene, ma che cominciano a torturare, stuprare e uccidere. Violenza implacabile condotta con freddezza agghiacciante dal giovane regista.

Impostare una password forte è il primo consiglio si dà agli inesperti, sia essa da utilizzare su un servizio online o per l’accesso al sistema operativo o a qualsiasi tipo di account con dati sensibili. Lo stesso consiglio è d’obbligo anche, e soprattutto, per quanto riguarda l’Account Windows, visto che all’interno del PC conserviamo tipicamente la nostra intera vita digitale. Una password forte però è anche più difficile da ricordare e può capitare di dimenticarsela nonostante tutti gli strumenti presenti nel sistema operativo per recuperarla o per ripristinarla.

Jim Halsey dà un passaggio ad un autostoppista di notte. John Ryder (the Hitcher, che significa l’autostoppista) è in realtà un maniaco assassino, già ricercato. Inizia per il ragazzo un incubo, una storia allucinante in cui Ryder lo perseguita, quasi fosse una forza del male.

Samuel Salomon, un professore di letteratura, è stato in congedo dal lavoro per quasi un anno dopo la tragica morte della sua fidanzata. Colpito da un incubo ricorrente in cui una donna viene brutalmente uccisa da uno strano rituale, improvvisamente, scopre che la stessa donna viene trovata morta esattamente nelle stesse circostanze. Samuel si intrufola sulla scena del crimine e lì incontra Rachele, anche lei vittima dello stesso incubo ricorrente.

The Post è infatti una sorta di instant movie, deciso e diretto in velocità da Spielberg all’indomani delle elezioni che hanno portato alla presidenza degli Stati Uniti quel Donald Trump che, nelle parole di Meryl Streep, “mostra ogni giorno ostilità nei confronti della stampa e delle donne”. Streep e Tom Hanks sono saltati su quel treno in corsa, accantonando ogni impegno precedente per prestare il volto rispettivamente a Katharine Graham, editrice del Washington Post, e Ben Bradlee, direttore del quotidiano.Time’s Up, ovvero “il tempo è scaduto” (che sottintende “è ora di cambiare”), è anche il nome del fondo legale istituito, fra gli altri, da Meryl Streep e Steven Spielberg per finanziare le cause intentate da donne che denunciano molestie sessuali sul lavoro e non possono permettersi un costoso avvocato in un Paese in cui la giustizia è spesso subordinata alle possibilità economiche e al potere personale di chi vi si rivolge. Dunque perfettamente coerente che The Post racconti un momento cruciale destinato a fare epoca, momento in cui la domanda più appropriata, nella celebre lista delle Five W, è stata “when”, quando.

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